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Pubblicato il 30-09-2014 in Magazine

Sfida alle grandi carpe all' Enduro di Mergozzo

 

Mergozzo: un primo enduro coi fiocchi!


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19, 20 e 21 settembre sono tre giorni che rimarranno impressi per sempre nella mia memoria. Sono i giorni in cui si è svolto l’enduro di Mergozzo, un evento in cui io ho creduto tanto e in cui ho messo tutte le mie forze. Sapete, non è facile prendersi la briga di organizzare eventi così: le cose da fare sono tante e c’è sempre il rischio che qualcosa vada storto. Per fortuna così non è stato, quindi sono qui a raccontare con il sorriso sulla bocca tre giorni fantastici.

 

 


«Vorrei tutti contenti»: questo era il mio auspicio nel momento in cui sono partito il giovedì per andare a picchettare le postazioni e aspettare, la mattina seguente, le varie coppie in gara. Non sto bene, ho mal di gola, ma non mi può fermare nessuno. Il lago se ne sta lì pacifico, quieto, con le sue acque limpide che, però, sanno benissimo nascondere i “mostri” con le scaglie e i baffi. Mergozzo non è un itinerario tra i più conosciuti, ma io che ci ho pescato per tanto tempo so quello che può regalare. E so che pescare qui è un’esperienza fantastica.

 

 

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Sapete cosa vuol dire pescare in un lago che, quasi a tiro di lancio, presenta una profondità di 80 metri?! Sì, avete letto bene, 80 metri. E poi siamo in una delle valli più selvagge d’Italia, ci sono tre postazioni, raggiungibili solo via barca, dove chi è a pesca è completamente immerso nella natura selvaggia, davvero into the wild.

 

 

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So di per certo che i carpisti che non ci sono mai stati rimarranno meravigliati davanti a tanto splendore: vado a letto, ospitato dal mitico Camping delle Fate, e mi sembra di riaprire gli occhi poco dopo. I primi carpisti sono arrivati con le loro macchine stra-cariche e le barche sui tettucci oppure sui carrelli. Sono carichi, e lo si vede da come guardano il lago, da come si scambiano informazioni. L’enduro è un evento benefico ma un po’ di competizione ci sta: se non altro perché catturare una delle “bestiole” del lago potrebbe significare andare facilmente oltre i 20 chili

 

 

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Alle 9 e mezza di venerdì l’estrazione e poi tutti nelle poste. Pioverà? Nemmeno il tempo di dirlo, e di ultimare gli ultimi trasbordi, che le prime gocce iniziano a scendere. Per fortuna molti hanno già montato il campo quando, nel pomeriggio, un temporale devastante si abbatte sulla manifestazione. Con le dita incrociate spero vada tutto bene, fino a quando, tornato il sereno, un rapido giro di telefonate mi conferma che è tutto ok. Anzi, meglio, perché alle 17 arriva una telefonata: «Pesce! Primo pesce!». Sono Matteo Meazza ed Emiliano Nascimbene, che hanno fatto una cosa intelligentissima: hanno approfittato del temporale per preparare gli inneschi con calma e, appena caduta l’ultima goccia, si sono fiondati a calare una canna intorno ai 2 metri di fondale in una zona a canneto dove avevano visto segnali interessanti. Forse il temporale le ha smosse? Forse sì, perché portano a guadino due ore dopo una carpa specchi che supera di poco i 15 chili. Li vedo contentissimi, mentre si abbracciano e rilasciano una carpa che è il ritratto della salute, pur sembrando un pesce vecchio, un vero re del lago. È una specchi scura, con poche scaglie, con riflessi gialli intensi. È il pesce che mi rilassa, perché finalmente la gara si è sbloccata. Dopotutto, si tratta di un lago poco o nulla pressato, e il timore che tutti tornassero a casa con la bocca asciutta era molto alto! Invece, cominciamo bene, anzi, benissimo!

 

 

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I tramonti, qui, ti fanno saltare il cuore in gola. Il sole scende piano, per poi venire improvvisamente inghiottito dall’orizzonte aspro e duro. Questo è il momento giusto per prendere, di solito. E infatti, con un salto temporale di 24 ore, andiamo al sabato, quando alle 15 circa, ricevo una telefonata da Simone e Vito Catanzaro, i Fratelli Cafudda: «Ne abbiamo una ed è bella!». Sì, ma bella quanto? “Strepitosa”: davanti a me vedo un’altra specchi, dalla forma particolarissima, decisamente più grossa della prima. Siamo sopra i 20 chili di poco: mi emoziono a vedere Simone e Vito che si abbracciano come se avessero preso la carpa della vita. Questi due pungono pesci a nastro nel loro Viverone e sono venuti qui con l’umiltà di affrontare un lago nuovo e hanno dimostrato di saperci fare. Grazie a un sapiente uso dell’ecoscandaglio hanno trovato una legnaia molto grande, sugli 8 metri di profondità. Calandoci nei pressi hanno convinto questo bel bestione ad abboccare e… a farli balzare in testa alla classifica.

 

 

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Torno al campeggio contentissimo, grazie a due pesci meravigliosi. E grazie anche agli anglers in gara, che si sono dimostrati persone doc. Mi hanno ringraziato per avergli portato le batterie delle barche ricaricate, per un caricatore del telefono, per una semplice mano ad andare al supermercato. Per chi organizza un evento non c’è niente di più bello di un grazie e di vedere le persone felici di essere lì in quel momento con te.
Non faccio in tempo a varcare la soglia della casetta che ricevo un’altra telefonata. Sono sempre loro, i fratelli: «Altro pesce, ma più piccolo». È ancora una specchi, questa volta intorno ai 16 chili. Alla faccia del “piccolo”! Evidentemente hanno trovato il punto giusto perché anche questo pesce è partito vicino alla legnaia. I due ragazzi hanno la vittoria in tasca! Intanto, vengo a sapere che un paio di coppie ha avuto partenze a vuoto, un vero peccato.

 

 

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La notte trascorre tranquilla. Il mio sogno sarebbe vedere tutti con un pesce nel materassino, perché se lo meritano. Tra chi ha trasbordato con enorme fatica e chi ha passato ore sulla barca con lo sguardo fisso sull’eco, ho visto carpisti determinati, vogliosi di catturare più che per la classifica, per il desiderio di “convincere” il lago a regalare uno dei suoi tesori. È bello quando è così. La gara termina con tre pesci a guadino. Piano piano tutti tornano al camping per la premiazione, per la lotteria di beneficenza con i premi messi in palio da Shimano e, infine, per un bel pranzo di gruppo al ristorante La Dispensa, gestito da Carlo e Roberta, che ringrazio calorosamente.

 

 

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In attesa di rivederci tra 365 giorni, non posso che ringraziare il Campeggio delle Fate, e i proprietari Adriano e Marco Maffioli per l’accoglienza e l’aiuto nell’organizzazione, Cristina Sebastiani, che ci ha aiutato nella lotteria finale, il ristorante La Dispensa per il pranzo finale e il Campeggio Continental, nella persona di Giampaolo Manoni, che ha consentito di piazzare una coppia nel suo terreno per la durata dell’enduro. Infine, grazie anche al Comune di Mergozzo per la disponibilità nell’organizzare un evento come questo.

 

 

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L’immagine più bella è il gruppo di carpisti in gara che regge la cosa più importante: l’assegno di oltre 1200 euro (1250 per la precisione) che andrà in favore di chi ha bisogno: l’associazione Famiglia SMA, che aiuta le famiglie con bambini affetti da gravi patologie.

 

 

Davide Decataldo

 

 

Presidente associazione pescatori mergozzo


Classifica
1° posto Simone Catanzaro – Vito Catanzaro
2° posto Matteo Meazza – Emilio Nascimbene
3° posto Sergio Anastasi – Massimiliano Peruch